Lo
Shiatsu: pressione, perpendicolare, costante.

La pressione perpendicolare diventa forza vitale solo quando l'ego
si annulla.
S. Masunaga
Possiamo
pensare allo Shiatsu come ad una tecnica di contatto profondo sul corpo,
con lo scopo di indurre un processo di autoregolazione delle funzioni
fondamentali dell'organismo, favorendo un processo di coscienza/conoscenza
del corpo, della salute e della qualità della vita.
Diversi sono gli approcci e i maestri a cui fare riferimento per praticare
quest'arte, ma, al di là dello stile personale, tre sono le caratteristiche
fondamentali dello Shiatsu: La pressione (qualitativa) - Considerare
il corpo come un insieme indivisibile - Collegarsi empaticamente con
il corpo del ricevente, recuperando la capacità arcaica innata
in tutti gli esseri umani di recare sollievo con lo strumento più
naturale che abbiamo: le mani.

Lo
Shiatsu è un percorso da fare insieme nella palestra del
Fare-Sentire-Essere
Lo studio
e l'applicazione dello Shiatsu è un'esperienza che trasforma
e permette di migliorare la qualità vita attraverso lo sviluppo
della sensibilità e del contatto profondo con gli altri.
Breve storia dello Shiatsu
La tecnica denominata "Shiatsu" è frutto di una secolare
tradizione sviluppatasi in Giappone dopo il VI secolo, quando giunsero
e vi si stabilirono i monaci buddisti, che favorirono larga diffusione
dei principi della Medicina Tradizionale Cinese. Essi continuarono anche
a sviluppare i loro principi religiosi (si fa risalire al XIII sec.
la nascita dello Zen) che, essendo strettamente connessi con le pratiche
fisiche, contribuirono a far custodire in Giappone diversi saperi introdotti
dalla Cina, come ad esempio le arti marziali e l'arte curativa manipolatoria,
alla cui conservazione contribuì anche la tradizione familiare
giapponese stessa.
Questa arte curativa di matrice cinese fu subito tenuta in grande considerazione
nel Giappone antico e ne è testimonianza il fatto che il principe
Shotoku, nel 608 d.C., mandò delegazioni di studenti in Cina
a specializzarsi, incrementando ulteriormente l'attenzione verso queste
tradizioni.
Fu perciò all'interno di questa metodologia di cura della salute,
chiamata in Giappone "kanpo" o "kampo" ovvero "il
modo cinese" che furono introdotte alcune delle arti di manipolazione
cinese: il Tao-Yin (Do-In in Giappone) una pratica personale di autopressione
su punti vitali, abbinata ad esercizi di riabilitazione e respirazione;
l'An-Mo (Anma), che racchiudeva l'intero patrimonio del trattamento
manuale cinese, l'An-Kyo che, oltre alle tecniche dell'An-Mo, interveniva
sul ricevente con esercizi riabilitativi e respiratori.
Fu così che il "modo cinese" divenne il "modo
giapponese"; infatti queste tre forme di trattamento, insieme all'Anpuku
o Ampuku (figura 1.1), una forma di cura manuale specifica per l'addome
e originaria proprio del Giappone, costituirono la base della cura manuale
giapponese.